UN OCCHIO WIRELESS PER TORNARE A VEDERE.

Un nuovo studio sperimentale “PRIMA”, consente di ripristinare parzialmente la vista dei pazienti affetti da degenerazione maculare atrofica legata all’età, grazie al progetto di un impianto retinico wireless che consentirà potenzialmente ai partecipanti di visualizzare e localizzare le fonti luminose, come il riconoscimento degli oggetti ad alto contrasto e le lettere di grandi dimensioni.
L’impianto è stato ideato da Daniel Palanker, Professore di Oftalmologia presso la Stanford University, e concesso in licenza e sviluppato da Pixium Vision, in collaborazione con la Stanford University e l’Institut de la Vision di Parigi.

La sperimentazione clinica, effettuata in Francia, è nata per valutare la sicurezza e le capacità  del dispositivo.
Fra il 2017 e il 2018, sono stati arruolati a Parigi cinque pazienti, ciascuno dei quali con una perdita della vista significativa in un occhio e una visione rimanente utile nell’altro. I risultati  della sperimentazione hanno evidenziato  la capacità della maggior parte dei pazienti di identificare correttamente vari schemi visivi, tra cui barre, lettere e numeri, senza sperimentare alcuna perdita della vista periferica a seguito dell’immissione dell’impianto. Lo studio preclinico è stato realizzato su pazienti con AMD atrofica di 60 anni o più. I pazienti continuano ad essere seguiti e si prevedono ulteriori progressi nella loro riabilitazione.
L’impianto è composto da un chip wireless in miniatura, impiantato sotto la retina e da speciali occhiali a realtà aumentata indossabili, che contengono una telecamera e un proiettore. ‘L’impianto subretinale wireless, dotato di un piccolo chip contenente 378 celle fotovoltaiche, si compone di una mini videocamera montata sugli occhiali che cattura le immagini dell’ambiente e le trasmette al chip. Il computer del chip interpreta le informazioni e le trasferisce nuovamente sugli occhiali, dove un proiettore in miniatura, attraverso la luce infrarossa, le invia dall’occhio all’impianto. Il chip si comporta come un piccolo pannello solare, composto da centinaia di piccoli elettrodi che convertono i segnali di luce infrarossa dal proiettore in segnali elettrici che vengono trasportati dal nervo ottico al cervello. Attraverso l’allenamento, il paziente impara ad interpretare questi impulsi.’

Una volta ricevuto l’impianto, i pazienti vengono sottoposti ad un intenso programma di riabilitativo che allena il cervello a comprendere e interpretare i segnali dall’impianto. Il programma di riabilitazione dura fino a 36 mesi. Una seconda sperimentazione dell’impianto sarà condotta a Pittsburgh, sotto la guida dell’UPMC Eye Center, il Dipartimento di Oftalmologia dell’Università americana.

Il 13 gennaio è stato effettuato il primo impianto negli Stati Uniti.

Fonte: Iapb Italia

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