TAPPE ESSENZIALI PER LA SALUTE OCULARE DEI BAMBINI

La prevenzione nasce con il bambino stesso, se non prima. Da subito ogni passo dello sviluppo del nascituro deve essere accuratamente monitorato per prevedere e poter correggere in tempo anomalie del sistema visivo.

È infatti fondamentale, già subito dopo la scoperta della gravidanza, svolgere un’attenta analisi della storia familiare di entrambi i genitori, per ricercare malattie ereditarie, casi precedenti di patologie più o meno rare, anomalie di forma ed allineamento degli occhidifetti di funzione, e per svolgere test per evidenziare eventuali anomalie genetiche. Un modus operandi che vale ovviamente per la salute generale del feto.

Necessario in gravidanza è evitare uso e abuso di alcol, fumo, specifici farmaci e antibiotici che possono portare a complicazioni dello sviluppo del feto e del suo sistema oculare.

Subito dopo le dimissioni dall’ospedale le prime settimane di vita sono fondamentali per impostare un corretto sviluppo della funzione visiva e attuare una vera e propria prevenzione oculistica: le strutture oculari sono sostanzialmente già formate, alcune trasformazioni di notevole entità (ad esempio il riassorbimento del vitreo terziario, denso, e la sua sostituzione col vitreo definitivo, trasparente) sono pressoché ultimate.

La visita si basa a livello internazionale, con l’esecuzione del “riflesso rosso neonatale”, da parte di un oculista ma, più spesso, di un pediatra.

Il test consiste nel proiettare, in una stanza possibilmente poco illuminata ed alla distanza di un braccio, una luce verso i due occhi, in linea col naso e, quindi, equidistante da ciascuno di essi. Ciò che l’esecutore rileva è il riflesso rosso che la retina (che ha questo colore) fa rimbalzare verso l’esaminatore se non ci sono ostacoli al percorso della luce. Eventuali alterazioni possono riguardare, sommariamente, l’allineamento dei due dischetti rossi e la loro forma (se un occhio è deviato il cerchio tende a presentarsi come un ovale) e, soprattutto, il colore: un colore più scuro, o biancastro, possono denotare alterazioni patologiche pericolosissime sì per lo sviluppo della funzione visiva, ma, a volte, anche per la vita stessa del neonato (tumori intraoculari). Spesso sono gli stessi genitori a notare “qualcosa di strano” quando scattano foto con il flash ai loro piccoli, che risultano poi con, per l’appunto, occhi rossi.

Infine, importante valutare la grandezza del bulbo oculare. L’occhio infatti è una struttura che cresce molto poco durante la vita: grossolanamente, il suo diametro antero-posteriore varia da circa un centimetro e mezzo alla nascita a circa due centimetri e mezzo da adulti. Può succedere che, durante le ultime fasi della vita intrauterina e soprattutto per motivi genetici, si sviluppi un glaucoma, con aumento della produzione di liquidi interni al bulbo (umor acqueo, che ne nutre alcune parti), e contestuale riduzione del deflusso degli stessi dal bulbo, con rottura dell’equilibrio tra le due fasi: ne consegue un accumulo progressivo di umor acqueo ed un aumento della pressione che questo esercita all’interno del bulbo, come quando gonfiamo d’acqua un palloncino.

Ben evidenti, soprattutto ad occhi allenati, son altre anomalie ad esempio relative alla conformazione ed all’allineamento delle palpebre, e/o di altre strutture del bulbo o dell’orbita.

In periodo perinatale, un altro “inconveniente” frequentemente riportato dai genitori è un’eccessiva lacrimazione, con l’eventuale formazione di secrezione bianco-giallastra agli angoli interni delle palpebre (canti interni). Infine, tra le condizioni che possono presentarsi nei primi mesi di vita, vanno tenuti presenti i disturbi della motilità oculare.

In ogni caso, è opportuno eseguire un controllo della motilità oculare, presso un ortottista e un oculista, tra i 6 e i 12 mesi di vita.

Un altro momento di controllo centrale avviene a tre anni di vita,  a questa età il bulbo è già ben formato e la capacità visiva è quasi analoga a quella degli adulti, così come è presente la visione stereoscopica.

È in questo momento che si può ampiamente contenere e invertire il rischio del famigerato “occhio pigro”, o ambliopia, così come si possono evidenziare problemi di allineamento dei due occhi (strabismi), siano essi manifesti o latenti. Per questo la corretta visita oculistica possiede un grande valore prognostico poiché prevede la verifica della visione tridimensionale, della capacità visiva (nei limiti della collaborazione, ed eventualmente con ottotipi con disegni, se il bambino ha difficoltà con le classiche “E”) e, soprattutto, la verifica della condizione refrattiva in cicloplegia.

L’appuntamento successivo avrebbe ragione di essere collocato intorno all’inizio della vita scolastica, verso i 6 anni, anche se a tre anni i parametri anatomici e funzionali erano normali, si tratta di fasi della vita di rapida trasformazione del corpo.

Una volta assolti questi “obblighi” di prevenzione oculare, sarà l’oculista stesso a fornire un calendario adatto a seguire il piccolo uomo o la piccola donna, ricordando peraltro che la prevenzione è l’arma più potente contro la patologia, e, quindi, che qualsiasi nuovo sintomo/comportamento/atteggiamento inconsueto vanno segnalati al Pediatra e che, a volte, coinvolgono la funzione visiva, essendo essa, come illustrato, strettamente legata alla vita somatica ma anche a quella cognitiva e di relazione.

La versione integrale dell’articolo a firma di Roberto Perilli, UOS Oculistica Territoriale AUSL Pescara; Cattedra di Malattie dell’Apparato Visivo dell’Università degli Studi “Magna Graecia”, Giovanna Carnovale Scalzo, Cattedra di Malattie dell’Apparato Visivo dell’Università degli Studi “Magna Graecia”e Filippo Cruciani, referente scientifico di Iapb Italia Onlus.

Fonte:iapb Italia

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