STRATEGIE RIABILITATIVE IN IPOVISIONE.

Sono ormai diversi anni che mi occupo di riabilitazione visiva, dei pazienti ipovedenti, ancora oggi una terapia riabilitativa poco conosciuta e purtroppo spesso poco consigliata.

Sono diversi anni che raccolgo utili informazione sulla questione RIABILITAZIONE VISIVA DEL PAZIENTE IPOVEDENTE IN ETÀ EVOLUTIVA (0- 5 ANNI), e ogni giorno di più comprendo quanto sia essenziale quest’ultima nel processo di sviluppo dei bambini con disabilità visiva.

Quando si parla di riabilitazione visiva, non dobbiamo pensare a una terapia che ‘aumenti’ il visus, che aumenti la quantità di visione, ma una terapia che migliori la qualità della visione già presente nel paziente. Anche se quando riabilitiamo un paziente in età pediatrica, spesso si ottiene un aumento di visus, poiché un bambino in età evolutiva non ha ancora completato lo sviluppo del suo sistema visivo, la riabilitazione visiva in questo caso ha anche il ruolo di accompagnatrice al corretto sviluppo visivo.

Un bambino ipovedente, se non opportunamente stimolato, potrebbe non comprendere lo stimolo visivo che si presenta ai suoi occhi, non comprende come utilizzarlo e, col tempo, dimenticarlo.

È certo ormai che nei pazienti ipovedenti e nei pazienti ciechi totali, gli altri sensi si sviluppano per soccombere alla mancanza della vista, ma laddove è possibile utilizzare anche la visione, perché non farlo?

Le informazioni visive sono importanti per un corretto sviluppo psico-fisico, e un bambino ipovedente se non opportunamente stimolato, non sa come utilizzare le informazioni visive. Gli occhi infatti sono dei recettori importantissimi dell’ambiente esterno, ci aiutano ad orientare, ci aiutano nell’apprendimento.

Un bambino neonato inizia da molto presto a imparare osservando, ad esempio, la bocca della mamma quando parla, ad emularne il movimento, per poi poter sviluppare il linguaggio a partire dalla lallazione. Il bambino infatti tenderà a muovere la bocca, emulando il movimento della bocca degli adulti.

MA COME DEVE ESSERE ORGANIZZATA LA RIABILITAZIONE VISIVA?

Parlando di bambini, ma anche di adulti, la parola chiave per iniziare a organizzare la strategia riabilitativa è AUTONOMIA. In modo da consentire al bambino ipovedente, una buona gestione di un se adulto.

La prima cosa da fare è insegnare al bambino a comprendere lo stimolo luminoso o il segnale visivo. I giochi da utilizzare sono infatti giochi luminosi e ad alto contrasto cromatico. Il bambino deve cercare di afferrare l’oggetto posto davanti a sé a un distanza che varia a seconda del residuo visivo, rinforzando la coordinazione occhio mano (laddove possibile).

Fare conoscere ai bambini le attività ludiche educative accompagnandolo nel gioco, aiutandolo a superare la sua difficoltà visiva attraverso il tatto.

Insegnare al bambino a muovere il capo per vedere meglio, utilizzando la sua zona visiva al meglio.

Anche l’orientamento spaziale è importante. Un bambino ipovedente che inizia a camminare deve anche imparare le tecniche per evitare gli ostacoli.

Le attività di riabilitazione devono crescere e cambiare con il bambino, insegnando divertendo.

Essenziale è la collaborazione con le altre figure professionali che ruotano intorno al bambino, un lavoro d’equipe è sicuramente un lavoro più completo, mirato ad una crescita sana del bambino. La collaborazione deve inoltre essere presente con la famiglia e la scuola, per accompagnare il piccolo proseguendo al raggiungimento del medesimo obiettivo.

Inoltre la collaborazione con il medico oculista. L’ortottista (unico professionista sanitario abilitato alla riabilitazione) è la figura che quotidianamente vive il bambino, ed è importante un confronto frequente fra queste due figure professionali complementari per tutelare la salute del bambino.

Dott.ssa Pompamea Giulia, ortottista riabilitatrice visiva.

In foto: una piccola Paziente mentre effettua riabilitazione visiva

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