OCCHIO BIONICO I PROGRESSI DELLA SCIENZA.

L’OCCHIO BIONICO è un dispositivo elettronico che consente a chi è non vedente – a causa di una retinite pigmentosa allo stadio avanzato oppure di una coroideremia – di recuperare parzialmente la visione centrale.

Quando l’intervento ha successo si vedono immagini per “fotogrammi” successivi e in scale di grigio. Tale tipo di visione, ancora relativamente rudimentale, consente comunque di riconoscere le sagome e, in alcuni casi, permette di leggere grandi lettere molto contrastate (in colore bianco su sfondo nero). Eccezionalmente si sarebbe anche avuta la percezione di alcuni colori.

La protesi retinica bionica è costituita da diverse componenti. Nel tipo più avanzato c’è una “retina elettronica” su cui si trovano i “sensori artificiali” che permettono di captare la luce (che sostituiscono i fotorecettori naturali); essi trasmettono i segnali elettrici al cervello attraverso il nervo ottico. Per questo è necessario che tale nervo sia intatto: non deve essere stato danneggiato da nessuna malattia oculare perché altrimenti gli impulsi bioelettrici non riescono ad arrivare sino alla corteccia cerebrale. Inoltre la retina naturale deve avere preservato un minimo di vitalità (l’occhio bionico è, in sostanza, una sorta di “stimolatore retinico”).

Nel migliore dei casi si può recuperare una parte della visione centrale le immagini si presentano per flash successivi (5-7 fotogrammi al secondo) e sono composte da tanti quadratini (pixel) in bianco e nero, come tanti mosaici in sequenza (la visione è in diverse tonalità di grigio). Già a novembre 2010 in Germania erano stati impiantati undici chip da 1500 pixel e all’inizio del 2013 è stato pubblicato uno studio – sempre firmato dall’università di Tubinga – effettuato su altre nove persone. Il progresso è evidente se si pensa che precedentemente la risoluzione era – nella versione del progetto internazionale denominata Argus II – di 60 pixel (6×10), lo stesso impianto utilizzato in Toscana, mentre la versione ancora precedente era di soli 16 pixel (Argus I). Tuttavia la nuova versione della protesi retinica Argus III, attualmente in fase di progettazione, sarà probabilmente costituita da 240 elettrodi. Inoltre, esiste la protesi retinica di Boston, che può contare su 100 elettrodi, ed è in fase di sperimentazione su animali. Infine sono allo studio due prototipi chiamati Epi-Ret 3 e Intelligent Medical Implants (IMI). Quest’ultimo è totalmente intraoculare, mentre il primo richiede una videocamera esterna.

Tra le condizioni indispensabili: integrità del nervo ottico, un minimo di vitalità delle cellule retiniche e condizioni oculari che consentano l’impianto della protesi elettronica retinica senza troppi problemi.

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