L’ANGIO OCT: ECCO COME STUDIARE I VASI RETINICI SENZA MEZZI DI CONTRASTO

Nel 1975 la fluorangiografia (FAG) rivoluzionava lo studio della circolazione retinica in vivo mediante iniezione in vena di un colorante vitale, il fluoresceinato di sodio, e fornendo dati particolareggiati sulla morfologia delle più fini diramazioni vascolari, inaccessibili alla semplice oftalmoscopia

Nel 1990 è stata introdotta l’angiografia al verde di indocianina (ICGA), un metodo non dissimile dalla FAG ma ideale per indagare le caratteristiche della circolazione ematica a livello coroideale attraverso l’utilizzo di un colorante in vena di peso molecolare maggiore.

Da allora nuove tecniche di diagnostica per immagini si sono affacciate nel campo oculistico, tra queste l’OCT (tomografia a coerenza ottica), che ha assunto grande rilievo negli ultimi anni e che consente di ottenere scansioni antero-posteriori della retina.

Ultima arrivata è l’Angio OCT o angiografia senza iniezione di colorante (OCTA), che tenta di unificare le due metodiche, quella angiografica e quella tomografica

È una nuova tecnica di immagine non invasiva e veloce che fornisce una ricostruzione tridimensionale dei vasi perfusi sia della retina che della coroide, utilizzando come mezzo di contrasto il normale movimento del sangue nei capillari.

L’ Angio OCT consente di valutare il decorso e l’anatomia del tessuto vascolare.

La mappa del flusso sanguigno corioretinico viene ricostruita in pochi secondi, analizzata strato per strato, mediante una visualizzazione en face. Grazie a questa segmentazione è possibile studiare separatamente il plesso retinico superficiale (localizzato nello starto delle cellule ganglionari e delle fibre nervose), profondo (a livello degli strati nucleare interno e plessiforme esterno) e quello coroideale (coriocapillare).

L’Angiografia OCT senza mezzo di contrasto è utile soprattutto nelle malattie vascolari della macula e della retina, nelle trombosi venose della vena centrale, nelle trombosi delle branche della vena centrale, nella retinopatia diabetica, nelle degenerazioni maculari essudative e secche, retinopatie sierose centrali acute e croniche, neovascolarizzazioni sotto retiniche delle degenerazioni maculari legate all’età o alla miopia.

Il vantaggio di questa tecnica è la possibilità di fare diagnosi e di controllare nel tempo le patologie vascolari dell’occhio, senza gli effetti collaterali associati all’iniezione in vena di coloranti o mezzi di contrasto. Può essere eseguito tranquillamente in tutti i soggetti, comprese donne in gravidanza o persone con gravi patologie cardiache, polmonari e renali. Non richiede la presenza di personale infermieristico, né tantomeno la figura dell’anestesista. Può essere realizzata in qualsiasi momento quando ritenuto necessario. Il paziente non deve per forza avere un’ottima midriasi per eseguire l’esame, in quanto buone immagini possono essere ottenute anche con pupilla reagente e talvolta in miosi, tuttavia presupposto fondamentale per ottenere delle buone immagini è una buona compliance del paziente che deve evitare i movimenti del bulbo oculare al fine di non generare artefatti.

Purtroppo però ci sono diversi limiti da migliorare quali l’ampiezza dell’area esplorabile (regione maculare), la qualità delle immagini e gli artefatti. Non è ancora possibile prendere delle decisioni terapeutiche sulla base solo dell’Angio OCT, per esempio nella valutazione di attività o meno di una CNV dove potrebbe essere utile ancora eseguire una fluorangiografia o angiografia al verde di indocianina.

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