LA RIABILITAZIONE DEL BAMBINO IPOVEDENTE

La ridotta mortalità infantile, il miglioramento delle tecniche chirurgiche e le nuove terapie studiate, hanno aumentato una crescita della popolazione con handicap visivi e non solo.

La vista è il senso che meglio ci permette di comprendere la realtà che ci circonda e di entrare in relazione con gli altri. L’occhio è il primo esterocettore, e pertanto le prime informazioni sull’ambiente esterno arrivano dalla vista. Immaginiamo quindi come sia diverso  lo sviluppo psicomotorio e non solo di un bambino con handicap visivo. Senza la vista non acquisirà tutte le informazioni e non svilupperà (o lo farà in ritardo) le capacità che invece acquisisce un coetaneo normovedente.

Gli occhi svolgono quindi un ruolo importantissimo sia per quanto riguarda l età evolutiva sia per quanto riguarda l’etá adulta.

La riabilitazione dell’età evolutiva serve a sviluppare quelle competenze non ancora acquisite o che sono in ritardo rispetto il normale sviluppo.  La riabilitazione dell’età adulta consiste nel recuperare abilità perse o rallentate. Riabilitare nel campo visivo significa migliorare quelle conpetenze che l’individuo ha ma non riesce a sviluppare. I pazienti ipovedenti hanno un residuo visivo che però non sanno utilizzare. Il compito del riabilitatore è infatti quello di insegnare al paziente a migliorare le sue capacità visive.

‘Il paziente ipovedenti non è in grado da solo di  cogliere e integrare le conoscenze.’ Proprio per questo  è essenziale il lavoro d’equipe, e bisogna tener conto che la riabilitazione visiva deve raggruppare varie stimolazioni.

ll programma riabilitativo varia a seconda del paziente ; importante è stabilire un rapporto sia col paziente che con la famiglia.

Incentrare tutte le strategie di stimolazione sul gioco tenendo conto dell’età del paziente. È bene utilizzare dei giochi ad alto contrasto cromatico. Si può anche utilizzare un computer o un tablet per aumentare la motivazione, ottenere più interesse, migliorare le abilità visive.

fonte: guida alla professione di ortottista

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