LA CORTECCIA VISIVA SEMPRE IN CONTINUA EVOLUZIONE

Fino a qualche tempo fa, il cervello in età adulta era praticamente considerato anatomicamente immutabile (salvo gravi traumi o malattie degenerative).

Ora invece, sempre più scienziati si sono resi conto che il suo sviluppo è pressoché continuo. La sua plasticità si riduce col passare degli anni, ma le connessioni sinaptiche continuano a trasformarsi.

Secondo una nuova ricerca pubblicata sul Journal of Neuroscience, i cambiamenti maggiori nella zona della corteccia cerebrale deputata alla visione si osservano tra i 5 e gli 11 anni. Però anche dopo questa fascia d’età la visione umana prosegue il suo sviluppo a livello neurale.

Gli scienziati dell’Università canadese McMaster Hamilton hanno confermato che l’infanzia è il periodo nel quale l’occhio pigro si può sviluppare con maggiore probabilità (ambliopia). Dunque sono fondamentali visite oculistiche periodiche sin dall’infanzia, per evitare anche il rischio che non si sviluppino correttamente i circuiti cerebrali che controllano le capacità visive. Infatti l’occhio pigro è una malattia silente: ci sono genitori che non si accorgono che i figli sfruttano solo un occhio. Anche se l’altro occhio è anatomicamente integro, è venuto meno alla sua funzione. Normalmente, quindi, l’oculista prescrive un semplice bendaggio dell’occhio sano per indurre ad attivarsi.

La dott.ssa Kathryn Murphy e i suoi colleghi canadesi hanno studiato l’espressione di una serie di proteine che regolano la trasmissione tra i neuroni della corteccia visiva primaria nella maggioranza delle sinapsi. Le analisi post-mortem sono state condotte su campioni di cervello prelevati da individui d’età variabile, dalla nascita agli 80 anni.

Scrive la Società di neuroscienze americana:

‘I risultati mostrano che lo sviluppo del V1 umano avviene in cinque diversi stadi e rispecchia mutamenti della visione. Ad esempio, l’espressione di tre di queste proteine ha un picco tra i 5 e gli 11 anni d’età, in coincidenza con la fine del periodo in cui i bambini sono suscettibili di sviluppare l’ambliopia (occhio pigro). Un’altra proteina ha raggiunto il suo picco solo intorno ai 40 anni per poi diminuire drasticamente, di circa il 75%, negli adulti con più di 55 anni, forse indice di una degenerazione ‘

Questi risultati potrebbero essere considerati persino come una conferma dell’efficacia della riabilitazione visiva: si possono “riprogrammare”, in una certa misura, non solo i propri comportamenti visivi (si può, ad esempio, imparare a vedere con la zona paracentrale della retina), ma si possono anche modificare delle connessioni sinaptiche sfruttando la plasticità cerebrale residua.

fonte: Iapb italia

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