GLI OCCHIALI CHE POTENZIANO IL CERVELLO

«A prima vista sembrano semplici occhiali con lenti molto spesse. In realtà, quando indossati mostrano una realtà distorta». A parlare è il suo ideatore, Massimiliano Oliveri, medico specialista in neurologia e professore di neurofisiologia all’Università di Palermo.

I NEUROGOGGLE cosí sono stati battezzati, hanno lenti che si basano proprio sulla capacità di produrre distorsioni visive in grado di attivare specifiche aree del cervello. In questo modo è possibile aiutare non solo chi ha subìto un trauma, ma anche chi vuole potenziare la propria attività cerebrale per ottenere prestazioni più elevate.

«Gli oggetti – continua il neuroscienziato – sembrano spostati di un certo numero di gradi a destra o a sinistra, in alto o in basso». Non si tratta di realtà virtuale o aumentata, ma di una realtà distorta. Indossare gli occhiali dunque, porta involontariamente ad esercitare una zona del cervello. Il soggetto sarà costretto a calibrare la propria attenzione per raggiungere l’obiettivo.

Queste lenti sono il risultato di quindici anni di ricerche e sperimentazioni portate avanti da un team di neurologi, psicologi clinici, neurofisiologi e psicoterapeuti, sfociate nella nascita di una startup di cui Oliveri è il fondatore. Nata grazie al sostegno dell’incubatore d’imprese Arca, Neuroteam – questo il nome – è una startup definita “a vocazione sociale”.

Offriamo servizi clinici per il potenziamento di attenzione, memoria e linguaggio per tutti quei soggetti che hanno subito traumi a livello celebrale.
Stiamo parlando di ictus, demenze senili, traumi cranici, ma anche patologie come il morbo di Alzheimer o Parkinson. «Sarebbe errato però pensare che ci rivolgiamo solo a soggetti con problemi di deficit psichico», prosegue. «Il nostro intervento è destinato anche al professionista che vuole migliorare attenzione e memoria, agli sportivi che si rivolgono alla nostra struttura per il potenziamento delle capacità spazio temporali, fino ai bambini affetti da disturbi dell’apprendimento».

Non solo riabilitazione cognitiva dunque. Anche se, «in questo campo specifico – tiene a precisare Oliveri – siamo gli unici a progettare dispositivi indossabili». L’obiettivo è quello di ottenere dal cervello gli stessi effetti delle onde elettriche o magnetiche, grazie all’utilizzo di dispositivi indossabili che non emanano onde, come un paio di occhiali appunto.

«I disturbi cognitivi e del comportamento sono associati in qualche modo ad alterazioni dell’eccitabilità di specifiche strutture del cervello – spiega – che è possibile modulare in modo non invasivo». Questo permette di ottimizzare l’efficacia della riabilitazione in termini di intensità, rapidità di insorgenza e durata degli effetti rispetto ai trattamenti convenzionali.

In questo senso, gli occhiali prismatici sono il nostro ultimo progetto.

Anche per questo, l’utilizzo di dispositivi wereable può portare con sé una serie di vantaggi: in primis, renderebbe l’attività di riabilitazione più accessibile dal punto di vista economico, oltre ad avere il non trascurabile vantaggio di poterla effettuare direttamente a casa, con il controllo in real time del medico.

Potenziare attenzione, memoria e linguaggi

Come funzionano i Neurogoggles
«Le lenti speciali inducono una perturbazione che spinge il cervello ad agire per correggere l’input ricevuto indossando gli occhiali», spiega Oliveri.

Solo l’esercizio continuo dunque, porterà il cervello a correggere ogni errore e ad ottenere il potenziamento di quella area del cervello.

 

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