GLAUCOMA: UN ALGORITMO SALVA VISTA!

Il glaucoma è una malattia cronica degenerativa che colpisce il nervo ottico. Viene definito LADRO SILENZIOSO DELLA VISTA, perché solitamente asintomatico, e il più delle volte la sua scoperta si presenta per caso, dopo una normale visita oculistica di routine.

Ne sono affetti 64 milioni di pazienti, ed è la seconda causa di cecità nel mondo dopo la cataratta. I suoi effetti possono essere ridotti, se diagnosticato un tempo, e se monitorato attraverso visite periodiche complete.

Oggi abbiamo un’arma in più per contrastare questa patologia, rappresentato dall’indice di rischio integrato (IRI) metodo sviluppato dal Dottor Piero Franco Marino, Honorary Fellow in Oftalmologia presso il Dipartimento di Medicina e Scienze della salute “V. Tiberio” dell’Università degli studi del Molise. A disposizione degli specialisti un funzione algoritmica su una chiave USB e una applicazione smartphone che può arrivare fino alla diagnosi della patologia.

“Questo algoritmo si basa sulla strategia “case finding” utilizza infatti i dati ottenuti nel corso di una semplice visita oculistica per profilare i pazienti a maggio rischio patologia, ovvero persone che abbiano un’età maggiore di 40 anni e tono oculare superiore a 20mmHg. Razza, età, familiarità, difetto rifrattivo, tono oculare e spessore corneale, sono parmetri che vengono ora valutati singolarmente e inseriti in una funzione lineare. Tutti i fattori vengono poi tarati in maniera da ottenere un valore numerico”.

“Con questo metodo si attiva un percorso diagnostico a tre livelli, customizzato per ciascun paziente: la formulazione della diagnosi passa attraverso l’esecuzione mirata e sequenziale di sei step diagnostici. Se il valore dell’indice di Rischio Integrato è inferiore a 0,3 , il paziente viene osservato dopo 1 anno. Se invece è superiore a 0,3 il paziente viene sottoposto ad un secondo livello di esami (come ad esempio osservazione della pupilla e curva tonometrica) se questi esami risultano negativi, il paziente sarà rivalutato dopo 6 mesi, ma se uno o entrambi gli esami risultano patologici, il paziente sarà sottoposto al terzo e ultimo step rappresentato da perimetria computerizzata e dalla goniscopia. Il percorso è comunque strettamente personalizzato e tutti i pazienti sono seguiti fino alla diagnosi.”

Con questo metodo, ora in fase di ottimizzazione presso l’Università del Molise, è possibile ottimizzare le risorse a disposizione degli ambulatori.

Questo percorso di good medical practice è nato sei anni fa, a partire dai dati della letteratura scientifica internazionale, e sono stati già pubblicati due studi preliminari.

Fonte: Iapb italia

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