CONSIGLI PER COMBATTERE L’ALLERGIA CONGIUNTIVALE

L’allergia congiuntivale è un’infiammazione della congiuntiva (membrana mucosa che riveste la parte bianca dell’occhio e la superficie interna delle palpebre), causata da sensibilità eccessiva a sostanze estranee. Esistono varie forme cliniche: congiuntivite allergica stagionale, congiuntivite primaverile, cheratocongiuntivite atopica, congiuntivite giganto-papillare e dermatocongiuntivite da contatto.

Il sintomo più comune e importante è il PRURITO che può durare alcune ore o persistere anche molti giorni. Spesso acccompagnato da gonfiore palpebrale, lacrimazione, bruciore e arrossamento oculare.

La diagnosi viene eseguita dall’oculista che esamina gli occhi con un microscopio con lampada a fessura per verificare eventuali segni di allergie agli occhi (come l’ingrossamento dei vasi sanguigni sulla superficie dell’occhio).

Il trattamento consiste generalmente – laddove possibile – nella rimozione dell’allergene responsabile (o nell’evitarlo nella massima misura, ad esempio evitando la campagna se si è allergici ai pollini) e nell’uso topico di farmaci (colliri) corticosteroidi, decongestionanti e antistaminici, stabilizzatori dei mastociti [1], farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) e, di supporto, lacrime artificiali. L’immunoterapia specifica prevede la somministrazione al soggetto allergico di dosi sempre crescenti di allergene con lo scopo di indurre tolleranza e, quindi, desensibilizzarlo nei confronti dell’allergene stesso. Si tenga però conto che la forma cronica è più difficilmente trattabile.

Se l’allergico è un bambino, bisogna evitare che si tocchi gli occhi con le mani sporche anche se avverte un forte prurito (si prevengono così infezioni o piccoli traumi alla cornea), proteggerlo dai raggi solari soprattutto durante la stagione estiva (con l’utilizzo di occhiali dotati di appositi filtri a norma di legge), onde ridurre i disturbi indotti dalla fotofobia (che, in caso di congiuntivite allergica in fase acuta, può essere anche molto marcata). Curare, inoltre, nei minimi particolari la sua alimentazione, in modo da garantire sempre un corretto apporto nutrizionale, evitando però i cibi a cui risulta eventualmente intollerante e che, a lungo andare, potrebbero portare a un sensibile peggioramento della sintomatologia allergica. Al bambino allergico, infine, va evitato rigorosamente il contatto col fumo di tabacco. Il fumo passivo in gravidanza, durante l’allattamento e negli ambienti chiusi favorisce infatti la comparsa dell’allergia nel bambino a rischio. Il fumo attivo negli adolescenti favorisce anche l’asma.

Per contrastare la sensibilizzazione agli acari della polvere, dermatofagoidi, peli di gatto, ecc.) bisogna prestare particolare attenzione agli ambienti domestici. Nello specifico la camera da letto deve essere ben arieggiata e sgombra da arredi difficilmente lavabili che favoriscono l’accumulo di polvere (tendaggi, tappeti, moquette), terreno favorevole alla riproduzione degli acari e al deposito di peli di eventuali animali domestici. In casa è, inoltre, utile mantenere chiuse le finestre della camera da letto nei periodi di massima presenza di pollini nell’aria (nelle giornate ventose e ordinariamente la mattina tra le 5 e le 10). Se è possibile è opportuno utilizzare condizionatori dotati di filtri antipolline (che vanno però regolarmente sostituiti).

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